In località "la Testa", alle porte dell' abitato di Santa Teresa di Gallura, un esteso incendio divampato nel 1987 ha posto in evidenza i resti di una tomba di giganti, identificata già nel 1980 ma all' epoca ben occultata da robusti ed annosi ginepri e da una folta macchia di mirto e lentischio. Venuta a mancare la protezione, la tomba è stata fatta oggetto di attenzione da parte di ricercatori clandestini; situazione che ha richiesto un intervento d' urgenza della Sopraintendenza.
Si tratta con ogni evidenza del sepolcro appartenente all' unità territoriale della quale sono testimonianza i resti di un villaggio: di esso si conservano alcune capanne circolari ed una struttura rettangolare di significato incerto, guardate da un nuraghe -del quale si conservano pochi tratti murari- posto sulla sommità di un' emergenza granitica cupoliforme, che doveva esercitare una funzione di controllo su tutta la piana.
Il corso d' acqua a carattere torrentizio di " li Lucianeddi", che scorre nella gola delimitante il versante sud del pianoro deve aver garantito anche in età nuragica l' approvigionamento idrico per il gruppo umano di La Testa, che poteva disporre di un complesso ambientale idoneo al prosperare di un' economia agro-pastorale. La tomba di giganti sorge a circa 300 metri dai resti del nuraghe, su una lieve ondulazione determinata da un affioramento di calcare miocenico, che ha ricoperto l' ossatura granitica caratterizzante tutta la Gallura del versante di ponente dell' istmo di CapoTesta, insinuandosi poi da ovest a est sulla terraferma con un banco di modesta potenza, che affiora in diversi punti del retroterra teresino

La tomba è caratterizzata da un corpo rettangolare absidato ( lungo 9,40 mt, largo 3,50 mt, spessore murario 1,10 mt, lunghezza totale dal centro dell' esedra 12,40 mt) sulla fronte del quale si dipartono i due bracci di muratura ad andamento concavo che delimitano l' esedra. Il corpo è delimitato all' esterno da un filare di blocchi di granito appena sbozzati nella parte più prossima all' esedra, ben squadrati nella parte absidata, ciascuno adagiato su un piano di posa ottenuto con pietrame che rafforza la consistenza della friabilissima base calcarea. Il corridio interno di sepoltura è delimitato all' ingresso da due grossi blocchi di granito, mentre le pareti proseguono in muratura in conci di calcare ben squdrati. Non si è conservata traccia della copertura, mentre l' integrità del pavimento, costituito da lastre di granito, è stata in qualche punto intaccata dalla presenza di grosse radici.



Si ringrazia per l' articolo l' archeologa dott.ssa Angela Antona